Visualizzazione post con etichetta secondo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta secondo. Mostra tutti i post

lunedì 20 gennaio 2014

Sembra un cespuglio di broccoli, patate e alici. E’ uno scrigno



- Ci siamo. Prima ricetta del 2014. Qualcuno dovrebbe dire "era ora".
- Ok, lo dico io: era ora.

Lo scrigno metaforicamente è sempre qualcosa che da più di quello che ci si aspetti. Non sono mai bellissimi.
Di fatti la rappresentazione classica dello scrigno è aperto con il tesoro in bella vista.
Ci sono piatti che nascono per essere belli e buoni oppure solo buoni, quelli solo belli non interessano a nessuno e sono pure un’offesa.
Dicevamo: lo scrigno chiuso è un baule. Poi lo apri e nel nostro caso questo lo chiameremo assaggio e diventa uno scrigno dal contenuto ricco per le papille gustative.
Mai valutare una cosa solo dal punto di vista estetico – sembra che sia veramente brutto questo piatto, ma non è così. E’ un tipo.
Nello scrigno (che in realtà è un cespuglio e viceversa) si trovano 3 ingredienti fondamentali, ma un unico sapore forte e deciso.
Una cosa bisogna dirla: è consigliato per pirati.  Se quello che si cerca è un carezza non è questo il piatto giusto.
Il sapore è forte e pungete.


Scrigno di broccoli, patate e alici
Per 4 persone

1 broccolo di media grandezza
2 patate
400 g di alici
1 cipolla rossa di Tropea
Alici sott’olio
Pangrattato
2 limoni
Vino e aceto per sfumare
Sale e olio

Primo passaggio, soffritto di cipolla. Abbiamo issato le vele
Puliamo le patate e prepariamo una dadolata, la dimensione è di circa 1 cm. Dopo averle fatto saltare in padella sfumiamole con del vino, io ho preferito farlo con il rosso per vari motivi. Ho usato il vino che avrei bevuto, ho reso le patate più scure, ma soprattutto il sapore del vino è rimasto anche dopo l’aggiunta dell’aceto. 
Non si guarda indietro il porto è ormai lontano.
Laviamo e tagliamo i broccoli delle stesse dimensioni delle patate. Salare e lasciare cuocere a fuoco lento. Aggiungere acqua bollente se il preparato è troppo asciutto.
Puliamo da coda, testa e spine le alici e lasciamo riposare in acqua, ghiaccio  e succo dei limoni.
Quando broccoli e patate saranno pronti mettete dentro le alici. Ci stiamo avvicinando l’isola del tesoro si avvicina.
Nel frattempo avete fatto sciogliere 2 alici sott’olio e poi messo ad abbrustolire il pangrattato.
Quando le alici avranno preso colore sfumate con l’aceto. Il tesoro è il frutto di un atto di coraggio. L’aceto è questo. Esalterà tutti i sapori e li renderà più pungenti. Avete appena messo piede sull’isola.
Porzionate le verdure e il pesce e poi come ogni scrigno che si rispetti sporcatelo con della sabbia. Prendete il pangrattato e aggiungetelo secondo i gusti.

martedì 17 dicembre 2013

Parto a Londra! Tonno subito




C’è una sparizione. Una prova, un’idea e un pesce.
Facciamo un po’ di ordine.

In ogni indagine che si rispetti prima di trovare la conclusione un buon investigatore mette tutti gli elementi in ordine su una lavagna e con un filo collega tutto.

Sembra la storia del seguire i puntini, ma è diverso.

C’è un’idea, quello di fare un blog.

C’è una persona, non è importante ai fini dell’indagine sapere perchè, ma è importante sapere che c’è (immaginando la scena di un film è in contro luce e non sapremo chi è fino alla fine)

Il protagonista di questa storia ha questa idea, la coltiva da un po’, ma gli manca una parte del puzzle. Ci vuole qualcuno che faccia le foto. Lui fa da mangiare, mica le foto.

Con un intervento del destino degno della migliore drammaturgia greca (quello è un Dio, lo so) il nostro protagonista “Incontra Luce” che il caso vuole per mangiare faccia le foto. La storia sembra andare per il meglio. Tutto è chiaro e il lieto fine sembra arrivare.

Ma di foto non se ne vedono. In  compenso la persona in contro luce non fa le foto ma di mangiare mangia.

Arriviamo al giorno fatidico, quello della prova e della sparizione.

Qui entra in gioco un pesce; lei viene a fare un biglietto aereo ma prima scatta una foto al pesce.

Mangia e vola via.  

Sparisce e manda una prova. Manda la foto di quel pesce: accipicchia che foto.



Interno, notte

Il detective da le spalle al suo collaboratore che è seduto in posizione rigida.

Detective: Il caso è chiuso. Il blog c’è, anche senza le foto. La persona c’è ancora, anche se adesso incontra altra luce. Non c’è più il pesce, ma nessuno hai mai fatto denuncia.

Assistente:Ha risolto il giallo?

Detective:Ci sono due verità. La prima, il lieto fine non è sempre quello che ti aspetti. La seconda, era tonno rosso di giallo non c’era nemmeno la pinna.

Foto di Valentina Di Mauro



Tonno e insalata veramente mista

Per 2 persone



2 fette di tonno fresco

2 mele medie oppure 4 piccole

1 finocchio

3 carote

Lattuga romana

1 pompelmo

Olio EVO, sale, pepe e aceto

Primo passaggio: Vinaigrette a base di olio, sale, aceto e succo di pompelmo. Tutto insieme e mescolato.


Tagliare tutti gli ortaggi e le mele à la julienne, cercando di mantenere le stesse dimensioni. Mescolare con la vinaigrette.


Scottate il tonno e salate.


Sul piatto dopo aver formato un letto di ortaggi posizionate il tonno intero o a tocchetti.


Per un gusto più intenso potete aggiungere del succo di limone alla fine, ma questi sono gusti.

 


Foto di Valentina Di Mauro

 

lunedì 9 dicembre 2013

Vellutata di zucca, gamberi e melograno



Ci sono cose che si scoprono tardi, chissà perché poniamo dei limiti ai nostri gusti e ci perdiamo delle cose piacevoli.
La zucca,  nella mia black-list aveva un posto d’onore e non so perché. A memoria non ricordo di un piatto con la zucca che non mi fosse piaciuto. Ma questo è il fatto, la zucca non mi piaceva, anzi, pensavo non mi piacesse.
Poi un domenica pomeriggio decido di cucinarla, era uno dei miei primi piatti variati da una ricetta letta sul web. L’ispirazione ha superato i limiti per poi scoprire che la mia era solo paura, ergo: mi sbagliavo.

Con il tempo ho perfezionato e ormai i piatti con la zucca hanno un posto d’onore in un’altra lista. Quella bella però.

 I gamberi? Perché li trovo perfetti come abbinamento e su questo non torno indietro per buona pace degli amici con la corazza.

Il melograno? Perché cucinare è sperimentare, sperimentare è trovare la propria strada e arricchirla sempre più. Dopo l’ennesimo piatto con la frutta ho capito che è qualcosa in più di un vezzo. E poi il melograno è un frutto romantico, non è bello come l’uva, né armonioso come una mela, non è solare come un’arancia. E’ un gioco, sgranarlo, mangiarlo con le mani, ho visto mangiarlo con il cucchiaino. No, il melograno va mangiato con le mani, che sia uno alla volta o pugni bisogna sporcarsi le mani.

E poi mi è sempre piaciuta la metafora di unire i puntini, come il gioco della settimana enigmistica è stato uno dei miei preferiti, i puntini non sono mai puntini e basta. C’è sempre un disegno dietro i puntini, il vero romanticismo è quello di mettersi lì e vedere cosa verrà fuori.



Vellutata zucca, gamberi e melograno

400 g di zucca

300 g di gamberetti

Mezzo melograno

Olio, sale e pepe

Per il brodo

Scalogno e sedano



Pulite i gamberi e mettete i carapaci in una pentola capiente con lo scalogno, schiacciate in modo da far venire fuori tutti i liquidi, saltateli e sfumateli con del vino bianco. Dopo che sarà sfumato l’alcol aggiungete l’acqua e il sedano. A fuoco basso per 30’.

Fate una dadolata con la zucca, salate e allungate con il brodo (che deve essere filtrato con un colino.

Quando la zucca è pronta aggiungete solo una parte dei gamberi, quando saranno pronti frullateli con un frullatore a immersione.

Nella stessa padella dove si è cotta la zucca fate saltare i gamberi. Aggiungendo un po’ di brodo deglassiamo e lasciamo insaporire i gamberi.

Impiattare mettendo la vellutata i gamberi, un giro di olio EVO e pepe.
Completate il piatto con una pioggia di melograno.
Crostini di pane tostati sono perfetti. Io, preferisco del pane integrale.

I puntini alla fine un messaggio lo portano sempre, può capitare che quello che viene fuori non è quello che ci si aspettava. 
Il segreto è sempre lo stesso: farsi affascinare da quello che non conosciamo. Come in cucina, un piatto sbagliato o un nuovo ingrediente sono tutti piccoli passi. Non bisogna avere paura di provare, perché se non fosse stato per il coraggio staremmo ancora mangiando carne cruda.
 

giovedì 3 ottobre 2013

Omelette mele e ravanelli, Un peu de Paris


La proposta di oggi è qualcosa di leggero e saporito, ma fresco.
Mi piacciono i piatti completi, quelli dove ogni cosa è al suo posto, quelli dove il palato ottiene la sua dose di attenzioni. Perché non si cucina solo per le papille gustative, è bello quando alla complessità dei sapori viene associata una combinazione di consistenze.

Avevo ancora le mele in bella mostra, quelle con il verme per capirci. Volevo farci qualcosa che non fosse tenere il medico lontano, ma esaltarle.

Dovevo mangiare velocemente, ho guardato il frigo e quello che poteva offrire. Uova, dovevo usare le uova.

Quando penso alle uova penso sempre di farle in camicia, sono buonissime, ma sono uno sbattimento e poi ho una statistica: ogni dieci una si rompe. Ecco il conteggio era a 8, per il calcolo delle probabilità avrei fallito. Secondo associazione con le uova? Omelette. Le omelette le ho scoperte a Milano (omelette & baguette) ricordo che nella prima che presi c’erano le mele. Perfetto.

Altro sguardo al frigo. Ravanelli. Quanto sono sottovalutati i ravanelli?

La preparazione è stata rapidissima e dal risultato più che soddisfacente.

Pranzo parigino, perché ogni volta che preparo delle omelette immagino un tavolino rotondo a Parigi. Cliché.

Un piatto cremoso all’esterno, ma con degli ingredienti croccanti. La dolcezza della mela contrapposta al gusto deciso dei ravanelli. Voilà (che è anche la prima parola di francese che ho imparato).

 


Omelette mele e ravanelli

Per 2 omelette


4 uova

Una mela

4 ravanelli piccoli

Grana 
Olio e.v.o.

Origano

Sale e pepe



Per prima cosa sbattete le uova (prima apritele) con sale e un po’ di pepe.

Importante senza formaggio grattugiato, non è una frittata.

Versate in una padella con un po’ di olio e lasciate che il sotto si cuocia, mettete i pezzi di mela e ravanelli solo da una parte così che possa chiudersi agevolmente. Qualche scaglia di grana per dare sapidità.

L’omelette non va girata, quella è sempre la frittata, l’interno deve rimanere un po’ crudo – come dicono i francesi deve rimanere un po’ baveuse. Mettete sul piatto e aggiungete un po’ di origano.

Ho anche tostato la baguette con un filo d’olio e l’origano.

Servire calda.

Variazione sul tema: a casa ne ero sprovvisto, ma al posto dell’origano si potrebbe usare la cannella che con la mela si sposa che è un piacere.


E per concludere: bon appetit