lunedì 2 settembre 2013

Vino al vino, pane al pane si poteva andare a... prenderlo


Intervento last-minute sugli inconvenienti di essere pigri in un mondo che pigro non è




Avevo promesso le melanzane, ma non ho detto solo le melanzane.

Ieri era domenica, pioveva, ma una pioggia estiva che sono sempre più intense di quelle invernali, forse perché sono inaspettate.
Senza andare a capire se poi è vero che d’estate cade più acqua o meno una certezza esiste, quando piove non si esce.
Era domenica e non avevo pane. Come fare?
Niente di più semplice. Non molto tempo fa avevo preparato una cena e avevo optato per un pane ai pomodori secchi. Più volte l’ho rifatto e sempre come salvatore della tavola.
Questo pane non lo so se è proprio pane - La ricetta l’ho intravista in TV in una trasmissione del buon Jamie Oliver (che figlio bello è vero che vuoi cucinare tutto in 15 minuti, ma non puoi mettere creme ovunque. Poi alla fine tutto saprà di tutto) - mi è sembrata interessante e ho voluto provarla, lui l’ha preparata con un mixer io ho scelto di fare tutto a coltello.
Perché forse non è un pane. Perché non lievita e non va in forno. Ma è buono come il pane. 

Pane all'origano

Pane in padella saporito




Ingredienti per una padella da 28 cm (3/4 persone)


-          200 gr. di farina istantanea (sostituibile con 195 gr. di farina e 5 gr. di lievito istantaneo)

-          1 cucchiaino di sale

-          100 ml di acqua

-          3 cucchiai di olio

-          100 gr. di pomodori secchi (non di più)

-          Basilico spezzettato 

     Mettete tutto insieme in ciotola, impastate bene. Non appena l’impasto sarò compatto ed elastico è pronto.
Prendete una padella (senza aggiunta di grassi) e allargate grossolanamente l’impasto fino a ricoprire tutta la superficie – lo  spessore sarà circa di un centimetro e mezzo. 
Fuoco medio. Quando sarà dorata tramite un piatto giratela per far cuocere la parte cruda. 
La cottura durerà intorno ai 10 minuti.
 
Oltre alla versione con i pomodori secchi e basilico ho provato anche quelle all’origano e alle olive taggiasco. Ognuna ha le sue belle caratteristiche e vale la pena provarle.

In 15 minuti avrete il pane caldo e croccante e la pioggia non farà più paura, e potrete essere pigri.
Non è adatto per l'imbottitura, magari una fetta di prosciutto sopra male non ci sta (anzi), ma il suo compito è quello di accompagnare un secondo, senza preferenze dalle verdure alla carne. La differenza sta nell'aromatizzazione.



mercoledì 28 agosto 2013

Intervento semi-serio sulla melanzana, la Sicilia e il complesso di Edipo



Cosa è il meglio che possa capitare a una melanzana?
Chiedete a un siciliano e lui risponderà: fritta.
Non vorrà nemmeno sapere cosa ci dovrai fare con quella melanzana. La sua morte è fritta. Non c’è altro da dire.
In effetti in Sicilia la frittura è una specie di codice etico, in molti casi una religione.
A tal proposito, in una delle letture estive (Piccola guerra lampo per radere al suolo la Sicilia di Giuseppe Rizzo) ho trovato questo passaggio illuminante […] In Sicilia l’unica cosa seria è la ristorazione, le dico, alzandomi. E anche quella è un bluff. In novanta per cento è roba fritta, panelle arancini cazzilli, ci piace vincere facile.
Niente di più vero, quindi, memorizziamo il primo dato: In Sicilia le melanzane si fanno fritte.
Secondo dato altrettanto importante (e qui entra in gioco Edipo) in Sicilia la portatrice sana di cultura gastronomica e colesterolo è la Mamma.
Di ogni tipo, etnia, cultura e classe sociale avrà un solo obiettivo nella vita. Farti mangiare più di quanto un medico consiglierebbe.
Qualche tempo fa in uno scambio di tweet culinari io e una concittadina ci ritrovammo a immaginare delle ricette di pasta fredda con la frutta. Il buon Freud avesse avuto un account su Twitter avrebbe sghignazzato allegramente davanti a tanta voglia di sovvertire le abitudine familiari.
Quando dissi a mia madre di aver fatto una parmigiana con le melanzane grigliate credo di averla delusa profondamente, molto più di quella volta che chiamandomi seppe che ero in Grecia e avevo dimenticato di avvisarla.
Fatte queste doverose premesse arriviamo al pensiero che mi è girato in testa in questo periodo di ferie. Sovvertire cultura, abitudini e morte annunciata della melanzana. Perché la melanzana? Perché se bisogna fare la rivoluzione bisogna colpire la Regina.
Quindi cosa succederà a settembre?
Semplice, un menù completo a base di melanzana, rigorosamente non fritta, tutti piatti della tradizione reinterpretati secondo una chiave più leggera, ma non nel senso calorico del termine, ma bensì un nuovo modo di sedersi a tavola più leggero e fresco.
Per capire cosa è la melanzana per un siciliano e soprattutto cosa è la parmigiana di melanzane per un siciliano ho riesumato un vecchio post scritto all’ora di cena: La parmigiana è la cattedrale della cucina, il monte Everest della gastronomia, lo Yin e lo yang dei cibi, Madre Natura che diventa terrestre. La parmigiana è la quadratura del cerchio, è quello che ci rende agli occhi dell'Universo una cultura avanzata. E' l'apostrofo rosa fra le parole "T'amo".
La parmigiana è fatta stessa materia di cui sono fatti i sogni, è un sogno vigile. E' Dio che si manifesta sotto forma di contorno o antipasto.
P.S. Questo commento l'avessi fatto alle 10:00 sarebbe stato meno intenso. Ma è davanti alla fame che l'uomo conosce il vero amore

venerdì 9 agosto 2013

Hey ho, let’s go!!!


Si inizia sempre così. Senza pensarci troppo. Un primo passo stentato. Un secondo inconsapevole e al terzo si è già fatta metà dell’opera; quel momento in cui decidi se tornare indietro oppure sentire già la voglia di scoprire cosa c’è dopo.
Così, senza pensarci troppo (ci penso da anni veramente, ma così è più romantico) finalmente il blog è nato.
Il terzo passo è fatto? Credo proprio di si, nessun ripensamento né dubbio, in fondo è solo un blog. Che sarà mai. Al massimo vi avvelenerò.


Questo non è l’antipasto, siete ancora al parcheggio.

Frisella, al tonno (ma solo per semplicità)…

…perché in realtà c’è di tutto in un solo piatto, almeno tutto ciò che mi riguarda.
Prima informazione: sono siciliano, che se non si è siciliani non si capisce cosa vuol dire sentirisi siciliano. Essere siciliano è qualcosa che va oltre il definirsi “nato lì”. Ma questa è un’altra storia.
L’altra storia è quel 50% di sangue pugliese che mi scorre nelle vene. Che volente o nolente ogni tanto chiama.
In me, le due regioni sono vissute in piena armonia, plasmandosi l’una sulla l’altra rimanendo ognuna fedele al suo ruolo.
La Sicilia è casa, è dove sono nato e cresciuto, è quel luogo da cui vorresti scappare per vedere se si è pronti a correre, ma è l’ombra che si cerca nelle giornate di sole, la dispensa dei momenti di fame.
La Puglia è stato sempre il momento della pace, vacanze prima e ferie poi hanno sempre fatto coincidere quei luoghi con i soggiorni metafisici.
Sarà un caso, ma le donne che ho amato di più sono di quei luoghi, forse perché in quei luoghi sono in pace.
Questo piatto è nato in un giorno di caldo siculo e nostalgia pugliese.
Giusto il tempo di procurare delle friselle, dare un’occhiata alla dispensa - dispensa alquanto ricca dopo aver visitato Marzamemi dove il tonno è arte - e affrontare la preparazione con le stesse speranze di una seduta di psicanalisi.
Ingredienti (rigorosamente senza peso. Solo istinto e palato)

Friselle (io preferisco le integrali)
Pomodori pachino
Buzzonaglia di tonno*
Salame di tonno*
Ricotta fresca
Basilico freschissimo
Menta
Olio e.v.o.
Radicchio

Preparazione:
Semplicissima, non so se avete mai avuto a che fare con le friselle. No? Male, molto male. Ci ritorneremo, intanto dovete sapere che la frisella si compra dura e si mangia morbida.
In una ciotola mettiamo a macerare il salame di tonno tagliato a pezzi molto piccoli e la menta tritata, olio e.v.o. (io ho usato anche dell’olio di un patè di peperoncino).
Si inumidisce la frisella sotto l’acqua corrente, condiamo con olio e sale, i pomodori - che non devono essere tagliati a pezzetti, ma schiacchiati sulla frisella e strofinati su di essa.
Aggiungiamo la buzzonaglia al salame e menta messi a macerare, mescoliamo e mettiamo sulla frisella.
Dopo aver tritato il basilico lo mescoliamo con la ricotta e subito sul tonno. Attenzione già qui vorreste addentarlo, ma resistete.
Un po’ di radicchio per dare una nota leggermente amara, un ultimo filo d’olio (se è pugliese…molto meglio, ma comunque un olio che sia buono).
Adesso è tutta vostra.
Non inzuppate la frisella eccessivamente, quando si morde deve sentirsi  il crack.
Note:

*I prodotti del tonno sono stati acquistati a Marzamemi (SR) due sono i punti di riferimento per questi acquisti (http://www.adelfionline.com/ e http://www.campisiconserve.it/), in sostituzione potete usare del tonno da supermercato.