venerdì 4 ottobre 2013

L'amore ai tempi del panino | Love in the time of the sandwich

#ilmegliodellasettimana 2

Taratata taratatatata
Dopo una settimana di sosta (forse 2, ma sono ancora abbastanza piccolo da fornire dati approssimativi) torna la rubrica #ilmegliodellasettimana.
Questa volta ho trovato un blog che non è solo un blog.

Lei: Stephanie Smith, giornalista per il New York Post
Lui: Un uomo fin troppo fortunato.

Interno, giorno.

Lui guarda Star Wars, lei prepara per lui un panino. A New York. Praticamente lui sta vivendo la vita dei miei sogni. (NY-Panino-Star Wars: amico, la felicità non è che un momento? Ma tu sei un bel pezzo avanti.)

Lui è entusiasta del panino aggiungi che sta vedendo il Ritorno dello Jedi e tutto sembra possibile. Il rapporto di Luke Skywalker con il padre, insomma, uno in questi momenti può anche lasciarsi andare.
Si dice che l'amore venga dalla pancia. Scatta la sfida: "prepara 300 panini e io ti do l'anello"

sul blog si trovano tutte le ricette: http://300sandwiches.com

E' arrivata a 181 panini.



#thebestoftheweek 2

Taratata taratatata

After a week of waiting (maybe 2, but are still small enough to provide approximate data) back to the address book # ilmegliodellasettimana.

This time I found a blog that is not just a blog.

Her: Stephanie Smith, a journalist for the New York Post

Him: A man too lucky.

Inside, day.

He watches Star Wars, she has prepared for him a sandwich. In New York. Practically he is living the life of my dreams. (NY-sandwich-Star Wars: friend, happiness is not a momendo? But you are a long time below.)

He is excited about the sandwich add that is seeing Return of the Jedi, and anything seems possible. The relationship of Luke Skywalker with his father, in short, one at these times can also let go.

It is said that love comes from the belly. Take the challenge: “You’re, like, 300 sandwiches away from an engagement ring.”

Blog you will find all the recipes: http://300sandwiches.com/

she has arrived to 181 sandwiches.


giovedì 3 ottobre 2013

Omelette mele e ravanelli, Un peu de Paris


La proposta di oggi è qualcosa di leggero e saporito, ma fresco.
Mi piacciono i piatti completi, quelli dove ogni cosa è al suo posto, quelli dove il palato ottiene la sua dose di attenzioni. Perché non si cucina solo per le papille gustative, è bello quando alla complessità dei sapori viene associata una combinazione di consistenze.

Avevo ancora le mele in bella mostra, quelle con il verme per capirci. Volevo farci qualcosa che non fosse tenere il medico lontano, ma esaltarle.

Dovevo mangiare velocemente, ho guardato il frigo e quello che poteva offrire. Uova, dovevo usare le uova.

Quando penso alle uova penso sempre di farle in camicia, sono buonissime, ma sono uno sbattimento e poi ho una statistica: ogni dieci una si rompe. Ecco il conteggio era a 8, per il calcolo delle probabilità avrei fallito. Secondo associazione con le uova? Omelette. Le omelette le ho scoperte a Milano (omelette & baguette) ricordo che nella prima che presi c’erano le mele. Perfetto.

Altro sguardo al frigo. Ravanelli. Quanto sono sottovalutati i ravanelli?

La preparazione è stata rapidissima e dal risultato più che soddisfacente.

Pranzo parigino, perché ogni volta che preparo delle omelette immagino un tavolino rotondo a Parigi. Cliché.

Un piatto cremoso all’esterno, ma con degli ingredienti croccanti. La dolcezza della mela contrapposta al gusto deciso dei ravanelli. Voilà (che è anche la prima parola di francese che ho imparato).

 


Omelette mele e ravanelli

Per 2 omelette


4 uova

Una mela

4 ravanelli piccoli

Grana 
Olio e.v.o.

Origano

Sale e pepe



Per prima cosa sbattete le uova (prima apritele) con sale e un po’ di pepe.

Importante senza formaggio grattugiato, non è una frittata.

Versate in una padella con un po’ di olio e lasciate che il sotto si cuocia, mettete i pezzi di mela e ravanelli solo da una parte così che possa chiudersi agevolmente. Qualche scaglia di grana per dare sapidità.

L’omelette non va girata, quella è sempre la frittata, l’interno deve rimanere un po’ crudo – come dicono i francesi deve rimanere un po’ baveuse. Mettete sul piatto e aggiungete un po’ di origano.

Ho anche tostato la baguette con un filo d’olio e l’origano.

Servire calda.

Variazione sul tema: a casa ne ero sprovvisto, ma al posto dell’origano si potrebbe usare la cannella che con la mela si sposa che è un piacere.


E per concludere: bon appetit

lunedì 30 settembre 2013

Plumcake di mele, vere. C’era una mela, il karma, odore di buono e poi un verme dal palato fine



Ieri era una domenica d’autunno, ma una domenica autunnale solo sul calendario.

Gente al mare dice il popolo.

Ma sono appassionato all’ordine prestabilito delle cose, il 29 settembre è autunno? Comportiamoci come se lo fosse davvero. Ma torniamo indietro, non tanto però, senza arrivare all'estate.

Potevo anche non far nulla questo settimana, ma come non dare un mano a fare un trasloco? Chi è che non aspetta un trasloco per riempire il fine settimana? Impossibile rifiutare.

Ma voglio esagerare. Come si fa a rifiutare un trasloco nel fine settimana se te lo chiede sbattendo gli occhi? Non lo so, perché non l’ha fatto, intendo sbattere gli occhi.

Lei chiede una mano, e io dico si.

Avete capito? No, nemmeno io. Siamo tutti su questa meravigliosa barca.

Avete mai sentito parlare del karma? E’ quella cosa lì che se fai una cosa buona ti ritornerà indietro. Una specie di pubblicità progresso sul vivere civile.

Ora io do una mano a fare il trasloco e non chiedo nulla in cambio (il karma non conosce compenso), ma che succede? Arriva a casa, portato da colei che ho aiutato, un sacchetto di carta - che è già bello al tatto - pieno di mele che profumano di mele.

Le metto in bella vista e lascio che le mele mi ispirino.

E arriva la domenica, ma la domenica mattina ha un senso solo per i coraggiosi. Ieri ero pigro.

Pomeriggio, casa vuota.

Preparo un plumcake di mele. Prendo quelle mele e iniziano a sbucciarle e tagliarle. Non le avevo guardate bene, sono mele che non vedevo da anni. In alcune ho trovato dentro il verme. Avete presente quei film dove il protagonista viene risucchiato in un tunnel di luce che lo porta in un altro arco temporale? Mi sono ritrovato dietro i banchi di scuola, con una maestra che spiega che se c’è il verme in un frutto vuol dire che non è avvelenato.

Se c’è il verme è buona. Se non c’è allora è avvelenato.

Cosa c’è di più semplice di questo. Nulla, ma intanto i vermi oggi sono il male e il veleno è meno velenoso.

Una cosa è certa, ho in mano delle mele che hanno preso il mio stesso tunnel di luce e sono arrivate qui con il loro carico di odori e vermi. Adoro le domeniche di autunno perché mi posso permettere anche il lusso di essere malinconico.

Certo che i vermi devo avere un palato fenomenale per riconoscere una mela buona da una avvelenata.

Quando ho fatto l’impasto, aggiunto le mele e messo in forno casa mia ha cambiato odore.

Quanti prodotti ci sono per far odorare la casa? Tantissimi. Ma nessun prodotto potrà eguagliare l’odore di un dolce nel forno.








Plumcake alle mele (senza burro)

2 uova

150 g di zucchero, più un cucchiaio da spolverizzare

2 uova

Un  limone

80 ml di latte

70 ml di olio di semi

150 g di farina

½ bustina di lievito per dolci

2 mele



Tagliate le mele a spicchi e irroratele con il succo del limone da cui è già stata grattugiata la scorza.

Unire in una ciotola capiente uova, zucchero, olio e la scorza di limone. Mescolare e unite le farine setacciate.

Quando l’impasto sarà ben amalgamato versarlo in una teglia per plumcake (la teglia dovrebbe essere imburrata e infarinata, io ho preferito mettere la carta da forno). Posizionare sopra gli spicchi di mela e infornate a 180°. 35’ nella parte inferiore - non a contatto con il fondo - 15’al centro. Prova dello stecchino e riposo in una gratella.



Il plumcake dovrebbe rimanere fino al lunedì mattina, così da estendere la domenica il più possibile. 

mercoledì 18 settembre 2013

La caponata, in leggerezza



Nuova ricetta sulla melanzana e anche questa evitando di friggerla (intervento semi-serio sulla melanzana).
Se la parmigiana è considerata pesante con le sue belle melanzane fritte la caponata (in Sicilia si chiama Caponatina, per la nostra atavica voglia di aggraziarci il nemico) è in una classifica a parte.
Cosa è la Caponata?
Spiegarlo è semplice quanto irrispettoso, la miglior prosa non può nemmeno arrivare agli stessi picchi di ambiguità dei sapori, l’alternanza della parte croccante a quella morbida, il sale, lo zucchero, l’acidità e tutto il mondo che la compone si mangiano e basta. Il resto sono solo parole al vento.

Per sommi capi: melanzane, peperoni, sedano, cipolle, olive, capperi, pinoli, pomodori, zucchero, aceto, basilico, olio e sale. Tutto, o quasi, fritto. Ultimo pasto? Sceglierei quella fritta, ma come per la parmigiana ogni tanto è giusto volersi bene senza farsi troppo del male.

Volete un altro motivo per scegliere questo metodo di preparazione? Provate a friggere ad agosto e poi ne riparliamo. Secondo una compensazione la sauna della preparazione dovrebbe coprire l’apporto calorico di quello che si mangia. Ma per far compensare tutti la preparazione dovrebbe essere di gruppo. Pessima soluzione.

Veniamo a noi.

 


Caponata infornata 
Per 4 persone

2 melanzane
2 peperoni
1 cipolla
2 patate
4 Pomodori piccadilly
Olive taggiasche
Sedano
Pinoli
Uva passa

Mettiamo in forno melanzane e peperoni interi, cipolla ancora con la tunica (la buccia) e patate a fette – le patate devono essere state precedentemente sciacquate sotto acqua corrente per eliminare l’amido.
Il forno preriscaldato a 180°, i tempi di cottura variano e gli ortaggi andranno girati durante la cottura.
35/40 minuti per le patate, 40’ per i peperoni e la cipolla e 50’ per le melanzane.
Mettiamo a riposo le patate cotte e le melanzane, i peperoni e la cipolla devono essere messi a raffreddare in sacchi per alimenti per 15 minuti, dopo questo lasso di tempo sarà più semplice togliere la pellicina.
Abbiamo finito di cuocere, è arrivato il momento di comporre il piatto.
Uniamo in una ciotola i peperoni e la cipolla tagliati a strisce, le melanzane tagliate a cubetti privati della buccia, i pomodori a cubetti privati dei semi, sedano - questi ultimi possono essere cotti in forno o grigliati secondo i gusti personali, io personalmente preferisco lasciarli crudi per una maggiore croccantezza – olive, una manciata di pinoli, l’uva passa. Salare e irrorare con olio, zucchero e aceto. Un germoglio di basilico in testa e il gioco è fatto. Meglio servirlo freddo, quindi si può preparare prima.
E’ un contorno oppure un antipasto, è colorato, è vegetariano, e pure vegano, tramite un coppapasta diventa pure elegante da servire.
Io l’ho accompagnato con dei petti di pollo al pesto, ma questa è un’altra storia.

lunedì 16 settembre 2013

Metti una tortillas a cena

Parto con una premessa: fare la spesa al mercato è tutta un’altra cosa, vuoi mettere il piacere di contrattare, gli odori, le voci, chiacchierare con la gente in fila. Si sa, ma spesso lo dimentichiamo.
Oggi grande spesa al mercato, ortaggi, ortaggi e ancora ortaggi.
Breve salto presso il negozio di alimenti internazionali e il gioco è fatto.
Potevo fare qualcosa di veloce e nonostante tutto nutriente. Ma avevo voglia di altro, avevo tanta di quella roba in frigo che scalpitava che la visione di una fetta di carne alla piastra mi è sembrata alquanto triste.
Quindi dopo una breve consultazione con le verdure stesse questo è quello che è venuto fuori.
Ah, le tortillas erano già pronte, però le ho scelte io.


Tortillas alle verdure
Per 4 tortillas

1 melanzana
1 peperone
1 fetta di zucca
1 zucchina
8 pomodorini piccadilly
ricotta al forno
1 mazzo di rucola fresca
rosmarino
maggiorana
1 spicchio d’aglio
sale e olio q.b.

In una pirofila mettere tutte le verdure (tranne la rucola) tagliate a cubetti delle stesse dimensioni, un po’ di olio, una manciata di sale grosso, lo spicchio d’aglio in camicia e le erbe aromatiche.
In forno per 40 minuti a 180°
Lavare la rucola aggiungere dell’olio e frullarla fino a che non sia diventata una salsa. Non aggiungere il sale.
A fine cottura delle verdure scaldare le tortillas, mettere le verdure, la ricotta al forno tagliata a strisce – anche un altro formaggio può andar bene – e infine il pesto di rucola.
Arrotolare e mangiare rigorosamente con le mani, ci si sporca, ma questo è il bello.
Piccola nota a margine: Ho bevuto un Sirah, forse troppo strutturato, ma chi l’ha detto che le verdure non possono averne altrettanto?
Ho messo un film, ma non un film qualunque, uno di quei film che è sempre un piacere vedere.
Perché volersi bene non può essere solo un opzione, ma una ferma volontà.